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«Πάντων χρημάτων μέτρον ἄνθρωπος, τῶν μὲν ὄντων ὡς ἔστιν, τῶν δὲ οὐκ ὄντων ὡς οὐκ ἔστιν »

L'uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono

 

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 Iniziative Metron Antropo NPO contro Bullying e Cyberbullying : Il Focus con la Polizia Postale

Tratto dall'intervista su Cyber-Bullying e Bullismo alla Dott.ssa Cristina Bonucchi Direttore Tecnico Principale Psicologo Unità di Analisi dei Crimini Informatici CNCPO Polizia Postale e delle Comunicazioni del Ministero dell’Interno da parte della Dott.ssa Anna Maria Olori Presidente Metron Antropos NPO

Definiamo meglio il Bullismo

Il bullismo può essere oggettivamente definito come la messa in atto di comportamenti aggressivi di tipo prevaricatorio, delatorio o persecutorio, premeditati e reiterati nel tempo, da parte di soggetti in posizione dominante (o bulli) nei confronti di soggetti più deboli e incapaci di difendersi (le vittime), che tra loro si conoscono.

I casi di bullismo riportati dalla Polizia Postale sono per lo più inquadrabili in questa fattispecie e ricadono quasi tutti in questo perimetro.

Il bullismo si origina in un contesto noto

Il bullismo si origina prevalentemente in un contesto noto rappresentato prevalentemente dall’ambito scolastico e da quello sportivo, che costituiscono i fronti più importanti in cui si manifesta il fenomeno ma un altro contesto che merita attenzione e preoccupazione via via crescenti, più propriamente terreno per il Cyber-Bullying, è quello della rete e più specificamente dei social media.

Il digital divide in Italia determina la prevalenza di un bullismo di tipo tradizionale

Il nostro Paese, l’Italia, a causa del digital divide, rispetto ad altri Paesi Europei e ad altre nazioni del mondo, sconta un ritardo nella diffusione e nell'utilizzo  di internet, quindi nella portata del fenomeno del Cyber-Bullying. Per tali ragioni, è ragionevole sostenere che prevalga in Italia ancora un bullismo di tipo tradizionale accanto a forme emergenti di Cyber-Bullying.

Esistono diverse iniziative avviate dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca per combattere il bullismo e promuovere la cultura della legalità e del benessere. Il Miur assicura da tempo un presidio costante per fare informazione, prevenzione e promozione di iniziative di contrasto al fenomeno del bullismo nelle scuole, di cui il Cyber-Bullying è solo un aspetto. Questi tipi di comportamento, sempre da censurare in ogni possibile manifestazione, sono attuati in forme diverse, spesso difficili da prevedere, ma soprattutto legate in molti casi ad una coincidenza di forme di disagio sociale non ascrivibili solo al contesto educativo scolastico. Purtroppo, in alcuni casi gli atti di bullismo e Cyber-Bullying assumono connotazioni più tragiche, come testimoniano alcune vicende di cronaca assurte all’attenzione generale dei cittadini attraverso i media.

I luoghi "virtuali" sono i fronti più caldi a rischio cyber-bullying dov'è più facile restare vittime di fattispecie criminose 

I fronti più caldi di rischio sono costituiti dai social network e dai giochi di ruolo online: piattaforme di comunicazione in tempo reale e di condivisione quotidiana altamente frequentate dai giovani e non solo. 

I casi più rappresentati nelle denunce sono costituiti da:  

a) Sostituzione di persona attraverso la creazione di falsi profili a nome di altri, accesso a caselle di e-mail personali con sottrazione di username e password, per :

- Agire scorrettamente online a nome di altri (scherzi, insulti, dispetti informatici, etc.);

- Diffondere informazioni private più o meno veritiere (raccontano di esperienze, dichiarano inclinazioni, affermano disponibilità di natura sessuale);

- Carpire informazioni del sostituito;

b) Pubblicazione non autorizzata di informazioni private in luoghi virtuali “equivoci”: numeri di cellulare, indirizzo, email;

c) Pubblicazione online di filmati girati on i telefonini che riguardano:

- Momenti intimi tra minorenni;

- Prepotenze e dispetti messi in atto nei confronti di compagni;

- Danneggiamenti.

Il bullismo nasce nella vita reale e le sue conseguenze sono sempre dolorose quando non drammatiche

Le persecuzioni, gli insulti, i dispetti nascono nella vita reale, all’interno di dinamiche di socializzazione tipiche di una fase evolutiva assai effervescente e mutevole ma producono effetti importanti per gli autori da un punto di giuridico e dolorosi da un punto di vista psicologico per le vittime. 
 
Le denunce sporte direttamente da minori in riferimento a prepotenze su internet nel 2013 sono ancora poche e questo è uno dei frutti della difficoltà di riconoscere la gravità delle prepotenze, conducendo a subire senza chiedere aiuto o a farsi “giustizia” da soli. La vergogna di essere delle vittime, nonché il timore delle punizioni da parte dei genitori come la eventuale sottrazione di smartphone e pc, incentivano vittime e autori al silenzio, tenendo sempre alto il numero oscuro.
 
Consapevolezza e informazione sono quanto mai necessarie per contrastare o prevenire il Cyber-Bullying

Al fine di promuovere programmi di prevenzione e intervento efficaci occorre fare formazione e informazione e nel caso del Cyber-Bullying, ancora di più, serve creare consapevolezza sulle opportunità della tecnologia ma anche sui rischi potenziali ad essa correlati.

Il fenomeno della violenza ondine ha matrice essenzialmente psicologica e pertanto l’azione prioritaria è prevalentemente quella dell’informazione.

Nello specifico deve trattarsi di un’informazione tesa a promuovere e favorire un approccio cauto e prudente sia a livello comportamentale del singolo nell’utilizzo del proprio PC e con le proprie relazioni e connessioni (one-to-one) sia nell’interazione dinamica nel web tra il singolo e le communitiy di appartenenza (one-to-many) e tra internauti sconosciuti dei social network (many-to-many).

In tutto questo è essenziale accompagnare e seguire il giovane facendo "cultura del web" il che vuol dire supportare la percezione corretta dello schermo del PC, vuol dire fornire strumenti, regole e modelli comportamentali, vuol dire disciplinare il "come" devono interagire gli utenti del web e quali sono i rischi e le conseguenze di comportamenti scorretti o borderline.

D’altra parte non si può neppure sottovalutare l’altro temibile fattore di rischio rappresentato dall’assenza di qualsiasi freno inibitore dovuto all’anonimato ovvero alla falsa credenza si tratti di anonimato, all’illusione cioè di “poter fare” ovvero di “aver il potere di fare” proprio per effetto della situazione stessa di essere da soli davanti a un PC senza che nessuno veda, riferisca, impedisca, giudichi, condanni, punisca.

Il minore cioè si sente autorizzato e legittimato ad attuare comportamenti di prevaricazione e in questo senso l’utilizzo di internet richiede davvero di essere opportunamente disciplinato o quantomeno vigilato.

L’assenza di qualsiasi tipo di guida/indirizzo/tutorship può creare le condizioni per un utilizzo quantomai rischioso di internet.

Questo non vuol dire però voler demonizzare la tecnologia. Del resto non sarebbe neppure l’approccio giusto per affrontare il problema del Cyber-Bullying. Non è impedendone l’utilizzo ma semmai normandolo che si riescono ad impedire gli effetti più gravi e magari anche a prevenire i reati che da un utilizzo scellerato, senza regole e in ogni caso poco cauto possono discendere.

Vedremo più avanti quali sono i modelli virtuosi in tal senso.

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